Le esagerazioni del SuperBowl


I gusti degli americani sullo sport sono differenti rispetto a noi europei, a dire la verità anche rispetto al resto del mondo. Negli Usa non c’è un vero e proprio sport nazionale, agli americani, si sa, piace fare le cose in grande, infatti, ne hanno ben quattro: football americano, baseball, basket ed hockey su ghiaccio. Insomma non c’è da annoiarsi. Come è facile intuire si tratta di sport in cui oltre alla tecnica a risaltare sono le doti atletiche dei loro protagonisti. La fisicità, la potenza, il contatto fisico sono alla base di queste discipline ed incarnano perfettamente gli ideali di ogni americano, che ama elogiare la sua forza ma senza trascurare le strategie tattiche. Un’altra caratteristica che hanno in comune questi sport riguarda l’epilogo finale, una sorta di duello dove in palio c’è ben più della vittoria sportiva ma la supremazia da vantare al mondo intero. Ognuno ha il suo evento. E nel creare e pubblicizzare eventi, non c’è dubbio, gli americani sono imbattibili. Ecco che il baseball ha le “World Series”, il basket le “Nba Finals”, l’hockey la “Stanley Cup” e il football americano il “SuperBowl”. Tra tutti, però, quello più grandioso (in tutti i sensi) è proprio quest’ultimo, forse, il più americano degli sport tanto da portarne anche il nome. Ogni anno infatti l’America si ferma per assistere all’evento per eccellenza. Il SuperBowl diventa un vero e proprio spettacolo tanto che la partita stessa sembra quasi il contorno a tutto il resto. Il giro di soldi che c’è dietro è pazzesco. Le tv si svenano per trasmetterlo, si è dovuta creare una legge secondo il quale i tre principali network americani (Fox, Cbs e Nbc) trasmettano, a turno, l’incontro. Quest’anno è toccato alla Nbc. Le pubblicità trasmesse all’interno dell’evento hanno prezzi assurdi, per capire, con i soldi necessari per 30” di spot in Italia, la Rai, ci farebbe un paio di “Sanremo”!. Del resto si contano in media 115milioni di telespettatori, basta pensare che tra i 20 programmi più visti di sempre negli Stati Uniti ben 19 sono SuperBowl. Per non parlare del consueto mini-concerto che c’è nell’intervallo della partita. Per questa 52a edizione è stato chiamato come “guest star” Justin Timberlake, per lui è stata la terza apparizione al SuperBowl (record per un singolo artista), che ha cantato la sua “Can’t Stop The Feeling” facendo impazzire il pubblico dell’US Bank Stadium di Minneapolis, lo stesso che ad inizio partita era tutto in piedi ad ascoltare l’inno cantato da Pink che ha aperto la festa. Il business regna sovrano, il movimento di soldi racchiude tutte le categorie, ad esempio si stima che siano 8milioni i litri di birra bevuti in tutti gli Usa durante lo show, accompagnati da 6 tonnellate di patatine fritte e 1miliardo e mezzo di alette di pollo, il menù classico da SuperBowl. Quest’anno a fare in grande le cose c’ha pensato pure il tempo: -24° al fischio iniziale dell’incontro (ore 17:30 locali), un freddo glaciale che, però, gli spettatori non hanno percepito poichè il tetto dello stadio è stato chiuso. Non solo, anche lo svolgimento dello spettacolo ha tempi, per così dire, americani. Tra preparazione, partita, intervalli, premiazione l'America si ferma per più di 4 ore! Sperando che l'incontro non vada al supplementare come successe l'anno scorso. Insomma, tutto esageratamente americano!.
Phialdelphia Eagles - New England Patriots
Super Bowl 2018
Ah, dimenticavo, c'è stata pure la partita. E onestamente è stata pure bella. Incerta fino alla fine ed ha visto vincere per la prima volta in assoluto i Philadelphia Eagles, sfavoriti alla vigilia, capaci di piegare i campioni in carica dei New England Patriots per 41 a 33. Per gli Eagles questa vittoria ha un retrogusto quasi hollywoodiano, in puro stile "sogno americano" . Innanzitutto perchè rilancia una città come Philadelphia che nello sport non vinceva da decenni, nonostante sia una delle undici città ad avere una squadra in ognuna delle 4 Leghe più seguite del Paese, poi perchè fino ad ora si sorreggeva su un mito sportivo inventato come Rocky Balboa interpretato da Sylvester Stallone (di cui c'è persino una statua) e adesso ne ha uno reale: Nick Foles. Ad inizio stagione Foles era il quaterback di riserva, poi, nel finale di regular season il titolare Wentz si è rotto il crociato, a quel punto questo ragazzone di 29 anni si è ritrovato sulle spalle il peso della squadra portando Phila (o Philly) al SuperBowl. In finale, l'avversario diretto di Foles era Tom Brady: icona dei Patriots e, a detta di tutti, il più grande quaterback della storia di questo sport. Stavolta Brady (40 anni) e i suoi Pats non ha potuto niente contro la determinazione degli Eagles e si è dovuto inchinare alla grande prestazione della matricola Foles, nominato MVP dell'incontro. Così Philadelphia raggiunge New York, Boston, Chicago e Los Angeles fra le città ad avere conquistato un titolo nei quattro grandi sport Usa. 
Nick Foles, MVP del Super Bowl

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