Tra premi e vecchie tradizioni
Il "6 Nazioni" 2018 di rugby è ormai alle porte. A partire da sabato 3 febbraio le sei migliori nazionali del vecchio continente si sfidano per conquistare uno dei tornei più prestigiosi ed antichi del mondo. Sarà la 124a edizione, la 19a da quando il torneo si è allargato a sei squadre. Già, perchè originariamente il torneo, nato nel lontano 1883, era aperto a sole 4 squadre, quelle delle Isole Britanniche (Inghilterra, Galles, Irlanda e Scozia), per poi passare nel 1910 a 5 Nazioni con l'ingresso della Francia ed infine dal 2000 all'attuale numero con l'ammissione nel campionato dell'Italia. Il fascino che ancora oggi questo torneo suscita è incredibile, così come incredibile è il fatto che sia riuscito a resistere per oltre un secolo, nonostante i vari cambiamenti sportivi, sociali e di immagine avvenuti nel corso degli anni. Il segreto, molto probabilmente, sta nelle tradizioni cosi radicali che il rugby, unico sport al mondo, cerca di conservare e che , per assurdo, invece di renderlo antico lo tengono sempre al passo coi tempi. All'interno del 6 Nazioni, infatti, ci sono riti e tradizioni così forti da essere ammirate e invidiate in tutto il mondo e per il quale il torneo è conosciuto. Si potrebbero citare le tante sfide che racchiude questo torneo come ad esempio la Calcutta Cup che va alla vincente dell'incontro tra Inghilterra e Scozia (il derby, in assoluto, più "sentito"), il Grande Slam prestigioso premio per chi vince tutte le partite o il Trofeo Garibaldi destinato alla vincente di Italia-Francia. Insomma, coppe e trofei vari non mancano, ma il grande pubblico conosce questo torneo, fondamentalmente, per due motivi:
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| La "mischia" nel rugby |
L'Italia, ahimè, è sempre in lotta per il cucchiaio di legno questo perchè il nostro movimento rugbistico non è paragonabile a quello britannico, dove questo sport è considerato al pari del calcio, anzi proprio per queste ragioni c'era chi all'interno della nostra Federazione non vedeva di buon occhio l'ingresso nel torneo. Ma se si vuole migliorare bisogna incontrare i più forti, anche a costo di qualche brutta figura, ecco perchè considero un bene che l'Italia faccia parte di questa stupenda competizione. In questi 18 anni abbiamo in bacheca 11 cucchiai ma è anche vero che ci siamo tolti delle grosse soddisfazioni.
E' chissenefrega se arriva un altro cucchiaio, fa parte del gioco, e poi in fondo...c'è sempre il terzo tempo!


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